Meteo4 di Emilio Bellavite e Angelico Brugnoli

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Dati Meteo Attuali

Previsioni per Verona e Provincia

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A cura di Massimiliano Veronesi

Previsioni per giovedì 18 settembre 2014

Cielo poco nuvoloso o al massimo variabile per tutto il giorno con clima davvero molto mite per il periodo. L'alta pressione tende ad influenzare definitivamente le nostre regioni togliendo spazio alle precipitazioni, le quali rimangono possibili solo sui monti.

Venti deboli.

Temperature in lieve ulteriore aumento.

SPECIALE FINE SETTIMANA:

SITUAZIONE GENERALE: Un timido promontorio di alta pressione africana tende ad interessare le nostre regioni. Una figura che durante tutta l'estate non si è mai vista. Tempo mite per il periodo su tutto il bacino del mediterraneo anche se il cielo non sarà del tutto sereno ma molto variabile.

PREVISIONI PER VENERDI' 19 SETTEMBRE: Nonostante l'alta pressione le nubi riescono lo stesso a transitare portando modesti peggioramenti. Sin dal mattino condizioni di cielo nuvoloso o variabile alternato ad ampie schiarite. Dal pomeriggio remota possibilità di locali deboli precipitazioni soprattutto in montagna. Temperature stazionarie, oltre le medie del periodo.

PREVISIONI PER SABATO 20 SETTEMBRE: Soliti annuvolamenti irregolari in un quadro complessivo di tempo stabile e molto mite. Sin dal mattino cielo poco nuvoloso su tutti i settori della provincia. Nel pomeriggio qualche nube in più ma senza alcuna conseguenza per una giornata con clima davvero splendido e godibile. Temperature in aumento.

PREVISIONI PER DOMENICA 21 SETTEMBRE: Per buona parte del giorno tempo stabile e poco nuvoloso con temperature quasi estive. Poche nubi solo sui monti e qualche cumulo di bel tempo, dal pomeriggio tendenza ad aumento della nuvolosità e copertura che si estende in serata. Possibili deboli precipitazioni a carattere temporalesco dal tardo pomeriggio ed in serata. Temperature stazionarie.

TENDENZA: E' probabile che nel corso dei giorni assistiamo ad un progressivo peggioramento ed ad un aumento dell'instabilità con il ritorno di piogge più intense. Nello stesso tempo da metà settimana le temperature subiscono un calo repentino portandosi nei valori medi del periodo.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Settembre 2014 13:59
 

Stazione in località centro - Tregnago

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Sono onorato d'informare il Meteo4 ed il suo pubblico che è stata installata una stazione di rilevamento dati a Centro di Tregnago.

L'iniziativa è stata promossa dal gruppo A.N.A. della protezione civile di cui il vice coordinatore Sebastiano Lucchi è anche nostro associato.

Tramite l'intervento del comune di Lavagno a cui va il plauso per essersi mosso finalmente nella direzione della tutela del territorio e di prevenzione in caso di eventi alluvionali come quello luttuoso del 17 maggio dello scorso anno.

Nel comune di Lavagno è stato creato un gruppo di controllo e prevenzione tramite lo stesso Lucchi e un nostro altro iscritto al Meteo4, l'Ing. Merzari.

Il gruppo in caso di emergenza e tramite l'ausilio della nuova stazione sarà in grado di avvertire le autorità preposte nel caso di nuovi pericoli a valle.

Per questa bellissima operazione bisogna ringraziare il nostro Luca Stevanato che ha effettuato tutto il servizio di acquisto ed installazione della stazione stessa.

Il Meteo4 non è solito sbandierare le proprie inziative sul territorio ma in certi casi è giusto farlo perché è un servizio con lo scopo essenziale di salvaguardare i cittadini in caso di calamità simili.

Ben presto la stazione sarà inserita nel nostro database del meteo4.

Un grazie a tutti coloro i quali si sono prodigati per questa splendida iniziativa,prima nel suo genere in provincia di Verona.


Massimiliano Veronesi

Presidente Associazione Estremi di Meteo4

 

Inverno 2013/14: il più caldo degli ultimi 300 anni

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L'inverno 2013/14 è giunto alla conclusione anche se sono molti a chiedersi quando inizierà, visto che il freddo vero non si è mai visto, in pianura questa stagione verrà ricordata per le piogge e gli eventi alluvionali di fine gennaio/inizio febbraio. Anche in montagna le temperature sono state più alte del normale, però a differenza di altri inverni caldi come il 2006/07 quest'anno c'è stata una nevosità record.

Quali sono le cause di tutto questo? Dall'1 al 20 dicembre l'anomalia calda, soprattutto per alta pianura e rilievi , è da imputare ad una figura anticiclonica. Dal 20 dicembre fino alla fine il caldo è dovuto ad una continua spinta del flusso atlantico che in sostanza ha mantenuto un clima più autunnale che invernale.

Dicembre inizia sotto il dominio di un anticiclone, i primi due giorni sono miti ovunque, poi inizia un afflusso di correnti più fredde che fa registrare minime sotto lo zero. Fino al giorno 8 il tempo è caratterizzato da foschie mattutine e giornate di pieno sole, nella bassa pianura le temperature massime stanno sotto i 10°, nell'alta pianura e in collina il termometro sale sopra tale limite.

Dal giorno 9 inizia una fase contraddistinta da nebbie anche persistenti sulla bassa pianura, tale fase durerà fino al 19 dicembre e non è appannaggio di tutti, in molte località infatti si registrano fasi soleggiate durante le ore centrali della giornata, in qualsiasi caso il giorno più freddo è il 18 dicembre, alcune stazioni meteorologiche registrano massime inferiore ad 1° e minime che toccano i -4°. In questo lasso di tempo nelle restanti zone di pianura ci sono giornate dalla lunga escursione termica, perciò a mattine con temperature di poco inferiori allo 0° si contrappongono pomeriggi con termometri sopra i 10°.

Paesaggio Euganeo, Teolo e il Monte Venda. Foto di Alberto Schiavo

Nebbia sugli Euganei settentrionali. Foto di Alberto Schiavo

Il limite tra nebbia e sole a quota 150 m sui Colli Euganei

Nebbia e ghiaccio in pianura il 18 dicembre

Dal 19/20 del mese la situazione cambia radicalmente ed entra in scena il flusso atlantico, il cielo si fa nuvoloso e le temperature si fanno miti anche nella bassa pianura. La caratteristica principale da qui in poi sarà la bassa escursione termica dovuta alla nuvolosità. Il tempo si fa uggioso, le piogge sono deboli e gli accumuli sono esigui.

La vera perturbazione arriva a cavallo del Natale, in pianura gli accumuli sono esigui mentre su Prealpi e Dolomiti arrivano a superare i 100 mm.

In area dolomitica si registrano abbondanti nevicate che provocano grossi problemi alla viabilità e blackout che colpiscono diverse zone della provincia di Belluno.

Dalla seconda parte del 27 il tempo migliora, c'è un temporaneo peggioramento il 29 seguito da correnti più fredde ed un miglioramento del tempo che vede nei giorni 30 e 31 due splendide giornate di sole..

Le temperature rimangono miti, un vero calo c'è solo dopo il tramonto del 31, la notte di San Silvestro è la più fredda dal 20 dicembre.

Gennaio inizia freddo e anticiclonico, a Capodanno e il giorno 2 si registrano gelate anche  in pianura. Proprio il giorno 2 il tempo peggiora per il ritorno del flusso atlantico. Dal 2 al 5 il tempo si fa perturbato, piogge in pianura e nuova neve in montagna. Dal giorno 6 al 16 la nostra regione si viene a trovare in una sorta di limbo, sotto la protezione dell'anticiclone ma dipendenti ancora dal atlantico si instaura un tipo di tempo nuvoloso e mite, l'escursione termica è scarsa, a minime di 5/8° si contrappongono massime di 9°/11°.

L'Atlantico continua a sfornare perturbazioni, dal 17 al 20 nuove piogge si abbattono in pianura e nuova neve cade in montagna.

Dal 20 al 24 a dare notizia è ancora una volta il tempo mite e nuvoloso, le minime rimangono alte tra i 3° e i 7° , le massime riescono addirittura a toccare e superare i 15°

La debole perturbazione del 24 gennaio porta un calo termico che si concretizza con la pausa anticiclonica del 25 e 26, le temperature minime si riportano sotto gli 0° mentre le massime rimangono sotto i 10° solo a livello locale.

Il 27 si fa strada un nuovo peggioramento, questa volta però le termiche sono più basse e tra la sera del 27 e la mattina del 28 la neve riesce a fare comparsa anche su alcune zone di pianura, soprattutto sulla strettoia berico-euganea, molte altre località di pianura hanno visto rovesci di pioggia mista a neve. Questo peggioramento è stato il massimo dell'espressione invernale vista in pianura durante la stagione.

Innevamento record in montagna, la webcam del Rifugio Città di Fiume a 1900m di quota sulle Dolomiti è eloquente

La nuova configurazione barica porta ad avere piogge ingenti sulla fascia prealpina, nei giorni 30 e 31 il maltempo insiste con forza ed i fiumi si alzano fino ad arrivare vicini ai livelli di esondazione. La mattina del 31 il Bacchiglione fa  tremare Vicenza, poi la sera è Este a tremare per colpa del Bisatto in piena. Anche Frassine e Fratta sono su livelli preoccupanti.

La piena del Bisatto ad Este la sera del 31 gennaio

Proprio il Fratta fa notizia a Febbraio, mese che inizia perturbato. In previsione di una nuova perturbazione a carattere alluvionale i bacini del fiumi Fratta vengono allagati mentre il fiume stesso rimane sempre sopra i livelli di guardia.

Le piogge non mollano la presa, soprattutto sulla fascia prealpina e fino al giorno 4 si scaricano ulteriori quantitativi di acqua, presi singolarmente i dati sono tutt'altro che alluvionali ma la situazione già preoccupante dei giorni precedenti fa diventare tali piogge fatali. A farne le spese sono soprattutto alcune zone residenziali dei comuni di Montegrotto e Battaglia Terme colpiti dall'esondazione del fiume Bisatto al punto di confluenza con il Vigenzone, canale che è affluente del Bacchiglione.

La preoccupante piena del Fratta a Valli Mocenighe dove è stato battuto il record storico di piena

Fino al 7 le campagne del Fratta subiscono versamenti di acqua nelle campagne.

Campagne di bacino allagate tra i comuni di Merlara, Casale di Scodosia e Megliadino San Vitale

Campagne allagate tra Piacenza d'Adige e Vighizzolo d'Este

Il tempo subisce un miglioramento e gli spazi di sereno si fanno più ampi, anche se non mancano le piogge. Tra il 9 e l'11 una perturbazione più organizzata rispetto ai giorni precedenti porta buoni accumuli di pioggia senza dar vita a nuove situazioni alluvionali. La serie di 14/16 giorni di piogge si interrompe.

Il flusso atlantico si sposta a nord delle Alpi, il cielo comunque non si mostra mai completamente sereno rendendo difficile il calo termico notturno, di giorno invece le temperature salgono.

Dal giorno 12 al 18 il tempo si fa stabile, sono molte le giornate soleggiate. Le temperature  più alte si registrano il 16 e 17 febbraio, lontane però dai record dei mesi di febbraio 1990 e 1998.

Nel periodo che va dal 19 al 22 febbraio il tempo si fa nuovamente perturbato.

Il mese di febbraio termina con tempo stabile, solo il 26 si registrano precipitazioni.

La primavera esplode, soprattutto in collina nella seconda metà di febbraio

Considerazioni finali

L'inverno è stato da nevosità record  in montagna, sul Carega ad esempio sono caduti circa 12 metri di neve durante la stagione (dati di Vaona Corrado). Nell'area dolomitica soprattutto sopra i 1400/1500 e nella fascia prealpina sopra i 1700/1800 m i quantitativi di neve sono stati esagerati, tanto da produrre più un danno che un beneficio.

In pianura l'elemento di spicco è stato il non-inverno, solo parte del Veneto sud-occidentale ha vissuto una fase fredda duratura nei primi 20 giorni di dicembre. Il flusso atlantico è stato assoluto dominatore mantenendo le temperature alte sia di giorno che di notte.

Possiedo una piccola serie di dati relativa agli ultimi 15 anni e questo è stato l'inverno più caldo della serie, il caldo record si è registrato pure a Verona dove i dati partono dal 1948 ma a far più notizia di tutti sono sicuramente i dati dell'Orto Botanico di Padova (Fonte Paolo Marangoni) dove i dati partono dal 1713: questo è stato l'inverno più caldo degli ultimi 300 anni.

 

L'alluvione di febbraio 2014

La fase di maltempo che ha interessato le regioni settentrionali italiane ed il Triveneto in particolare, ha determinato l’ultimo grave episodio di esondazioni ed allagamenti che ha interessato molti comuni tra la bassa e media pianura padovana.

Tralasciando se questo accanimento di perturbazioni atlantiche sia da ascrivere a cambiamenti climatici causati dall’uomo, il dato certo è che l’inverno 2013/14 rappresenta una stagione record sia sotto il profilo delle temperature che delle precipitazioni:  piovose in pianura e nevose in montagna. Il mese di gennaio è stato il più caldo a Padova da quando esistono le rilevazioni ovvero dal ‘700, questo significa che l’anomalia nelle nostre zone è stata tra i 4 e i 5 gradi superiore alle medie storiche. Per capirci un simile discostamento di valori termici lo avevamo registrato nel terribile agosto del 2003. Tuttavia l’altro dato che fa riflettere e che poi ha determinato questa situazione di costante pericolo sono state le precipitazioni eccezionali, in montagna fino a 5 volte quello che cade normalmente durante questo periodo. Tanto per citare un esempio sulle Dolomiti abbiamo avuto paesi isolati da muri di neve alti in alcuni punti fin oltre i 4 metri

Come detto la persistenza di questo quadro sfavorevole è derivata dall’insolita attività della bassa pressione atlantica fucina inesauribile, per gran parte dell’inverno, di depressioni dirette verso l’Europa occidentale ed il Mediterraneo.  Potremmo collegare questa configurazione persistente all’anomalo inverno nordamericano, al contrario del nostro eccezionalmente freddo, e al flusso gelido in uscita dal Quebec  che per contrasto con l’acqua più tiepida dell’oceano, ha comportato la formazione continua di onde cicloniche dirette poi verso l’altro lato dell’Atlantico.

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Ritornando al nostro focus, dagli ultimi giorni di gennaio alla prima decade di febbraio si sono susseguiti, senza soluzione di continuità, una serie di impulsi perturbati ricolmi di aria umida, che si sono rafforzati ulteriormente scorrendo sopra il mite mar Mediterraneo. In questo modo si sono create condizioni di forte maltempo sul nord  Italia con precipitazioni concentrate in particolar modo a ridosso  dei rilievi alpini perpendicolari al flusso meridionale instabile, il cosidetto fenomeno dello Stau.

Per quanto concerne la bassa pianura abbiamo avuto contemporaneamente  intense pioggie, fino oltre 100 mm, un'enorme massa d'acqua che necessita normalmente del sollevamento meccanico tramite le idrovore, per essere smaltita nei  canali di scolo. Ma con la concomitanza delle forti precipitazioni sulle piccole Dolomiti (dalle quali nascono l’Agno-Frassine-Guà e il Bacchiglione) temendo il collasso del nostro fragile equilibrio idrologico, già 3-4 giorni (venerdi 31 gennaio) prima dell’ipotetica piena, sono state spente.

Purtroppo l’inclemenza delle condizioni meteorologiche ha fatto si che questi rimedi non fossero sufficienti per scongiurare allagamenti, tuttavia sembrerebbe abbastanza chiaro che la tempestività delle decisioni prese dal Genio Civile durante l’emergenza, serviva per scongiurare mali maggiori dovuti a possibili rotture arginali, che a differenza dell’alluvione del 2010 non si sono verificate.

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Le aree colpite sono state numerose all’interno della provincia di Padova, soprattutto sulla media e bassa pianura in corrispondenza dei reticoli degli scoli del bacino del Bacchiglione e del Fratta-Gorzone. In particolare ricordiamo l’esondazione del Terrazzo tra il territorio di Merlara e quello della frazione veronese di Begosso, la piena del Bisatto e gli allagamenti a Lozzo Atestino, ancora allagamenti nei comuni di Rovolon, Selvazzano e Rubano. Senza contare il timore di una rottura, durante l’intera giornata del 4 febbraio, degli argini del Gorzone tra i  territori di Vighizzolo, Vescovana, Granze e Stanghella e del Bacchiglione da Ponte S.Nicolò, Bovolenta, Casalserugo. I danni più seri purtroppo sono avvenuti nei comuni di Battaglia e Montegrotto per il collasso del sistema che ha il suo perno nell’omonimo canale di Battaglia, qui  purtroppo decine di abitazioni e centinaia di sfollati hanno ricevuto il conto più salato di questa nuova alluvione.

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foto tratte dal sito del Mattino di Padova

L’emergenza si è smorzata solo nelle prime ore della giornata del 5 febbraio quando il livello dei fiumi è sceso, si ricorda il record di Bovolenta dove il Bacchiglione ha toccato l’eccezionale valore di 7,98 metri (addirittura superiore alla piena del 2010 e del 1966) e del Fratta-Gorzone a Valli Mocenighe che ha sfiorato i 2,70 metri. Indubbiamente si tratta di dati che fanno riflettere soprattutto se consideriamo il breve lasso temporale in cui si sono ripetuti, con episodi talmente frequenti negli ultimi anni da rendere abbastanza difficile stimare dei tempi di ritorno.

Nel prossimo capitolo si parlerà del gigantesco  lago delle valli, circa 7000 ettari tra la bassa padovana e il confine veronese, nei campi situati lungo il Fratta Gorzone,  la cui estensione ha raggiunto questa volta un’ampiezza davvero insolita paragonata ad altri eventi recenti, con danni ovviamente ancor più  rilevanti. Un brusco ritorno al passato per il nostro territorio ad epoche storiche in cui le paludi dominavano il paesaggio di questa porzione del padovano.

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Il mare di nebbia visto da sopra

Buonasera amici lettori di Meteo4,

negli ultimi una fase di alta pressione ha portato alla formazione di nebbie in pianura, rendendo di fatto il tempo grigio , cupo e freddo. Sarà così a tutte le quote? La nebbia solitamente è alta tra i 150 e i 250 m, perciò sopra tale quota si può godere di un ottimo sole e di un inaspettato tepore. 

Abitando vicino ai Colli Euganei si può fare qualche tornante ed andare ad ammirare il mare di nebbia che in pianura ci avvolge, qui sotto metto alcune foto di reportage che ho accumulato in questi giorni

Cascata di nebbia vista da "La Pianora" verso il Cecilia

Vista dal Mottolone/la Pianora verso il Cecilia

Il limite tra nebbia e sereno sulla strada che da Calaone scende a Valle San Giorgio

Dal Monte Cero verso est


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Vivere la passione per la meterologia

La passione per la meteorologia è innata, una persona ce l'ha dentro fin dall'infanzia, è spesso un evento in particolare ad accendere questa “fiamma” tipo una nevicata o un temporale. I primi tempi era difficile coltivarla, tutto quello che si sapeva lo si sentiva dalla televisione, quando nel programma “Che tempo fa” alla RAI (che andava in onda prima del TG serale) c'erano Bernacca e Baroni a dare piccole lezioni di meteorologia oltre che a fare le previsioni.

Con l'avvento di internet molto è cambiato, molte mappe di previsione sono diventate di dominio pubblico e sono nati i forum di discussione dove gli appassionati possono discutere, confrontarsi e imparare e soprattutto ci siamo accorti di essere in tanti sparsi per l'Italia a condividere questo singolare interesse.

Con l'avvento dei social network c'è stato un ulteriore passo in avanti sulla raccolta e condivisione di informazioni.

Perchè facciamo i meteorologi “dilettanti” ? Ci sono da fare delle distinzioni, c'è chi fa raccolta dati e chi fa previsioni, molti fanno entrambe le cose e comunque in genere la maggior parte dei meteofili discute per puro diletto e passa ore davanti al computer a consultare mappe e studiarle, guardare le foto dal satellite per capire dov'è e se sta arrivando o passando una perturbazione, osservare il radar delle precipitazioni per capire se e dove sta piovendo e in che modo lo sta facendo. Il percorso finale in forum e social network permette appunto di discutere e confrontarsi.

Tornando alla distinzione iniziale, chi fa raccolta dati lo fa per vedere quali possono essere le fluttuazioni microclimatiche di un luogo o comunque per tenere memoria di quello che è successo in un tal giorno. L'arrivo dell'elettronica in meteorologia unito ad internet ha permesso di poter condividere i dati in tempo reale e di conseguenza di poter tenere un archivio on-line da poter consultare.

Le previsioni rappresentano anche una sfida personale, riuscire a prevedere il tempo che farà e sentirsi dei Bernacca o dei Baroni nel nostro piccolo.

La cosa non si riduce ristrettamente alle strumentazioni e all'utilizzo di internet. Alla fine da pura amicizia cibernetica alcune amicizie sono passate anche alla vita reale, e ogni tanto ci si trova a discutere ad un tavolo con la scusa di una cena tra amici.

Il meteofilo si gode appieno gli eventi atmosferici, seguendo le immagini dal radar o dal satellite si va alla ricerca di un temporale e delle sue fulminazioni, oppure si va a vedere dove sta nevicando e dove no, muniti di righello per poter essere precisi al centimetro sull'accumulo di neve. La passione della meteorologia si sposa molto bene con quella della fotografia, è per questo che nel mondo degli appassionati c'è chi come il sottoscritto aspetta o va alla ricerca di un temporale per immortalarne i lampi.

Quanto costa la passione?

Condividere i dati ha un costo che varia dai 150 agli 800 euro circa, questo in relazione al modello di stazione meteorologica che si usa e che consiste in una consolle interna che si deve interfacciare con il computer, un gruppo di strumentazioni esterno costituito da un pluviometro che serve a misurare la pioggia caduta, un anemometro che serve a misurare la velocità e la provenienza del vento ed un termo-igrometro che misura la temperatura e l'umidità dell'aria.

Al costo menzionato sopra vanno aggiunti 200 euro se si sceglie di acquistare un plug computer, un particolare computer programmabile ,poco più grande di un pacchetto di sigarette, che consuma 15/20 W al massimo riducendo i costi di elettricità.

Per fare le previsioni poi c'è solo il costo della connessione ad internet. Il lato più impegnativo è dato dal tempo impiegato per la ricerca ed il confronto tra le mappe emesse dai principali centri di calcolo, in molti casi disponibili gratuitamente in rete. L'abilità del meteofilo è quella di stendere una previsione interpretando i vari dati che sono forniti da questi modelli matematici.

Rientri economici: a livello di singole persone non c'è alcun rientro. Solo alcuni siti regionali riescono ad avere piccoli guadagni con banner pubblicitari che servono a pagare il dominio sul web.

Visibilità: in genere è a carattere locale/provinciale o al massimo regionale. Molti meteofili qui in Veneto hanno la stazione meteorologica che fa parte di una rete di raccolta dati effettuata dalla nostra associazione che ha sede a Verona, in questo caso si parla di un progetto che comprende qualche centinaio di stazioni amatoriali sparse per l' Italia.

Le previsioni hanno anch'esse in genere visibilità locale, arrivando in alcuni casi a livello regionale, come dimostra la collaborazione che ha portato “Estremi di Meteo4” a produrre quotidianamente il testo delle previsioni che vanno in onda su TeleChiara, con l'ausilio del veronese Alessandro Battistella e i padovani Marco Camera e Siro Morello.

Dopo l'alluvione del 2010, alcuni meteofili per l'impegno svolto sono riusciti ad avere visibilità sui quotidiani e collaborare con le sedi locali della protezione civile, molto proficue ad esempio le collaborazioni con le sezioni di Montagnana nel padovano e Pressana nel veronese, che rispettano e danno molto credito al nostro lavoro.

Il rapporto con altre associazioni e alcune amministrazioni comunali si è concretizzato nell'organizzazione di serate divulgative con lo scopo di spiegare agli organi della Protezione Civile e alla popolazione come si possono prevedere e soprattutto come ci si può difendere da eventi atmosferici estremi.

L'obiettivo del meteofilo in relazione al rapporto con il pubblico è la corretta trasmissione dei dati e della terminologia più consona nel descrivere un determinato avvenimento atmosferico. Molto spesso purtroppo notiamo come i media abusino di termini impropri come per esempio “tromba d'aria” o “freddo polare”.

 

Previsioni Meteo per il il Veneto meridionale

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Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Maggio 2013 08:36
 

L'ombra lessinica , berica ed euganea

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Non so se sia il termine giusto, però cerchiamo di capirne qualcosa con l’immagine del satellite relativa all’ultima nevicata.

In primo luogo si può notare come basso veneziano, basso polesine, ferrarese, ravennate e parte della provincia di Bologna abbiamo subìto gli effetti dello scirocco che ha fatto girare la neve in pioggia già dal primo pomeriggio.

Poi si può notare i classici effetti del fohn lessinico su Verona e dintorni, in quelle zone a farla da padrone è stata spesso la pioggia con temperature che molto difficilmente sono scese sotto i 2°.

Ma soprattutto quello che mi interessa farvi notare maggiormente sono quelle due macchiette verdi appena sotto ai Colli Euganei ed ai Monti Berici che stanno a significare che queste colline per quanto siano poco alte (444 m i Berici, 601 m gli Euganei) con correnti da NE fanno da “ombra” alle zone appena SW dell’area collinare. Si tratta di fohn? Chiamarlo così potrebbe essere il termine sbagliato ma dice certo vi posso assicurare che a Bresega (che è a SW rispetto agli Euganei) la temperatura nel momento migliore della nevicata non è mai scesa sotto i 0.4° e verso sera c’è stato nevischio con temperature comprese tra 0.9°/1.6° mentre in altre zone non molto lontane nevicava ancora con 0°/0.4°.

L’area di color grigio, che è collocata tra la bianca pianura lombarda e le zone verdi ha avuto pioggia/pioviggine nella fase finale ed una copertura del cielo con temperature positive +1°/+2° con umidità quasi satura 98/99% , tutti fattori che hanno sciolto buona parte del manto nevoso nelle ore successive alla nevicata.

 


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